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Terremoto nel Tirreno meridionale, cosa sappiamo della sequenza sismica: tettonica, risentimenti e Marsili

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Una scossa in mare, avvertita dalle Eolie fino a Palermo, decine di terremoti registrati nell’arco di pochi giorni e un’allerta tsunami diramata e poi revocata. Il 23 ottobre 2026, il Tirreno meridionale è tornato al centro dell’attenzione, riportando una domanda in primo piano: che cosa sta succedendo nei fondali tra le Isole Eolie e Ustica?

Figura 1 Sequenza sismica nel Tirreno meridionale: la stella rappresenta l’ultimo evento di magnitudo M3+ avvenuto il 24 ottobre 2026, aggiornamento al 24 ottobre alle ore 11:28 italiane.

Il terremoto principale, registrato alle 12:19, ha raggiunto una magnitudo momento Mw 5.5 ed è stato preceduto da altri eventi sismici, nell’ambito di una sequenza iniziata nella notte del 20 ottobre. La scossa è stata avvertita distintamente nell’arcipelago e lungo la costa settentrionale della Sicilia. A Palermo, alcune scuole sono state evacuate e le attività didattiche universitarie sono state sospese.

La giornata è stata segnata anche dall’attivazione delle procedure di allerta tsunami, successivamente cancellata dopo le verifiche strumentali. Ma, al di là della comprensibile preoccupazione, per capire che cosa è accaduto bisogna distinguere i dati registrati dagli strumenti dalle interpretazioni scientifiche e dalle ipotesi ancora da confermare.

Terremoto, ipocentro ed epicentro: come leggere le informazioni

Per comprendere le notizie sulla sequenza, è utile partire da alcuni termini che ricorrono nelle comunicazioni ufficiali.Un terremoto è lo scuotimento del terreno provocato dalla liberazione improvvisa di energia all’interno della Terra, generalmente associata alla rottura delle rocce o al movimento lungo una faglia. L’energia si propaga attraverso onde sismiche, che possono essere registrate dagli strumenti e percepite in superficie. 

Il punto in profondità in cui ha origine la rottura è chiamato ipocentro.

Figura 2 Qualche volta la frattura che genera il terremoto, chiamata faglia, è visibile in superficie e forma la scarpata di faglia, una deformazione permanente che è l’effetto del processo avvenuto in profondità. – INGV

L’epicentro, invece, è il punto sulla superficie terrestre situato verticalmente sopra l’ipocentro. Nel caso della sequenza di ottobre, l’area epicentrale si trova in mare, a nord-ovest di Alicudi, una delle Isole Eolie.

Un’altra distinzione importante riguarda magnitudo e intensità. La magnitudo esprime la dimensione del terremoto, mentre l’intensità descrive gli effetti dello scuotimento in un determinato luogo. Per questo uno stesso evento può essere percepito in modo diverso da una località all’altra, anche in funzione della distanza dalla sorgente e delle caratteristiche del sottosuolo.

Sequenza sismica e sciame sismico: qual è la differenza?

I termini sequenza sismica e sciame sismico vengono spesso usati come sinonimi, ma indicano due configurazioni differenti.

Una sequenza sismica è una serie di terremoti localizzati nella stessa area e in un determinato intervallo di tempo, caratterizzata da un evento principale (mainshock), generalmente di magnitudo superiore, seguito da scosse secondarie (aftershock, o repliche). Nelle sequenze tipiche, le repliche tendono a diminuire progressivamente nel tempo, sia per frequenza sia per intensità, anche se l’andamento può variare.Si parla invece di sciame sismico quando non è presente un singolo terremoto nettamente predominante per magnitudo. Gli eventi possono essere numerosi, di diversa intensità e distribuiti in modo irregolare nel tempo, senza una chiara distinzione tra una scossa principale e le successive repliche.

La sequenza sismica: dalla notte del 20 ottobre alla scossa di magnitudo 5.5

Secondo l’INGV, la sequenza è iniziata nella notte del 20 ottobre 2026, in un’area marina a circa 30 chilometri a nord-ovest di Alicudi. Nei giorni successivi si sono verificati diversi terremoti, fino alla scossa principale del 23 ottobre.

Quella mattina l’attività sismica è proseguita con altri eventi significativi. Alle 11:51 è stata registrata una scossa di magnitudo 4.3; alle 12:19 è arrivato il terremoto principale, valutato con magnitudo momento Mw 5.5. Un ulteriore evento di magnitudo 4.0 è stato registrato alle 12:24.

Alle 14:20 del 23 ottobre, il primo aggiornamento dell’INGV riportava 29 terremoti localizzati dall’inizio della sequenza. Il monitoraggio è poi proseguito e, nell’approfondimento pubblicato il 24 ottobre, l’Istituto riferiva che alle 18 erano stati registrati 154 eventi successivi al terremoto principale, quattro dei quali con magnitudo pari o superiore a 4.0 e due con magnitudo pari o superiore a 5.0.
Fonti: INGV, sequenza sismica del 23 ottobre e approfondimento INGV del 24 ottobre

I risentimenti in Sicilia: dalle Eolie a Palermo e Sicilia Settentrionale

Il terremoto di magnitudo Mw 5.5 è stato fortemente risentito nell’arcipelago delle Isole Eolie e lungo la costa della Sicilia settentrionale, meno nel resto della Sicilia e in Calabria, come si evince dalla mappa del risentimento ottenuta grazie questionari inviati al sito Hai sentito il terremoto? 

A Palermo il terremoto ha provocato momenti di apprensione. Come riportato da PalermoToday, alcune scuole della città e della provincia sono state evacuate, mentre le attività didattiche universitarie sono state sospese. Diverse persone sono scese in strada dopo aver avvertito la scossa; le cronache hanno riportato segnalazioni anche da altre province siciliane.

La tettonica tra Africa ed Eurasia: perché quest’area è sismicamente attiva

Il Tirreno meridionale si trova in una regione geologicamente complessa, dove la deformazione della crosta terrestre è legata anche alla convergenza tra la placca africana e quella eurasiatica.

Le analisi dei meccanismi focali dei terremoti più forti indicano un movimento prevalentemente compressivo, coerente con la convergenza tra la placca africana e quella eurasiatica, che in quest’area si sviluppa in direzione approssimativamente nord-sud.

Figura 3 Figura 7 a) TDMT calcolato per il terremoto di magnitudo Mw 5.5, b) Quick RCMT calcolato per il terremoto di magnitudo Mw 5.5.

In un contesto compressivo, le rocce sono sottoposte a forze che tendono ad accorciarle e deformarle. La deformazione può accumularsi nel tempo e liberarsi improvvisamente lungo strutture tettoniche, generando terremoti.

Un elemento importante per interpretare quest’area arriva anche dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Nel comunicato diffuso il 23 ottobre, il CNR inquadra la fascia tra le Eolie e Ustica nel contesto di un limite di placca in formazione tra Africa ed Eurasia.

Questa interpretazione si basa anche su uno studio scientifico pubblicato nel 2023, che ha combinato i dati sui terremoti con le misure satellitari dei movimenti del terreno. Secondo questa ricostruzione, una parte della deformazione associata alla convergenza tra le due placche si distribuisce anche lungo il Tirreno meridionale. Il confine in formazione non va immaginato come una singola faglia continua: è una fascia complessa, costituita da più strutture tettoniche. 

In alcune discussioni sono state avanzate ipotesi sul possibile coinvolgimento della Filicudi Fault, una struttura tettonica nell’area delle Eolie.

Su questo aspetto si concentrano anche le interpretazioni proposte nel dibattito scientifico e divulgativo successivo alla scossa.Si tratta però di interpretazioni che richiedono ulteriori verifiche.L’area è infatti al centro di studi multidisciplinari. Come ha spiegato il sismologo prof. Mimmo Palano a PalermoToday, l’Università di Palermo e l’INGV collaborano attraverso i progetti CAVEAT e NEPTUN, dedicati allo studio del basso Tirreno e anche ai possibili rapporti tra attività sismica ed ecosistema marino. “In totale sono 7 anni di studi: il primo progetto si è concluso e attualmente siamo al primo anno di Neptun, che andrà avanti fino al 2029”.

Fonti: approfondimento INGV del 24 ottobre, studio scientifico citato dal CNR e intervista a Mimmo Palano su PalermoToday.

I precedenti storici: una zona già interessata da terremoti significativi

La sequenza di ottobre si inserisce in un contesto di sismicità documentata. Secondo l’INGV, dal 1985, entro un raggio di 30 chilometri dall’epicentro della scossa principale, sono stati registrati 11 terremoti di magnitudo pari o superiore a 4.

Figura 4-  Sismicità storica dell’area estratta dal Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI15).-INGV

Tra i più significativi c’è il terremoto del 28 maggio 1980, di magnitudo momento Mw 5.7, avvenuto a sud di Alicudi. L’evento produsse effetti importanti sull’isola, con intensità macrosismiche comprese tra il VI e il VII grado della scala MCS.

Altri terremoti di magnitudo Mw 4.7 sono stati registrati nel settembre 2009 e nel febbraio 2025. Nel marzo 2026, inoltre, una sequenza di oltre 50 eventi circa 15 chilometri a ovest di Alicudi ha raggiunto una magnitudo massima Mw 4.7.

Allerta tsunami: perché è stata diramata e poi revocata?

Dopo la scossa delle 12:19, il Centro Allerta Tsunami dell’INGV ha trasmesso al Dipartimento della Protezione Civile un primo messaggio relativo al possibile rischio di maremoto. Pochi minuti dopo, un aggiornamento ha portato il livello di allerta ad arancione, indicando la possibilità di onde di tsunami di piccola entità.

È importante chiarire che la diramazione dell’allerta non significava che uno tsunami si fosse effettivamente verificato. Si trattava di una valutazione preventiva del rischio, formulata sulla base delle informazioni disponibili subito dopo il terremoto.

Per verificare se fosse in corso un maremoto, gli esperti hanno esaminato i dati delle stazioni di monitoraggio del livello del mare. Le registrazioni dei mareografi di Strombolicchio e Ginostra hanno escluso la presenza di uno tsunami in corso nel Tirreno meridionale. Alle 13:22 il Centro Allerta Tsunami ha quindi cancellato l’allerta.

Secondo l’INGV, è stato il primo evento nel Mediterraneo gestito dal Centro con la nuova procedura probabilistica di previsione degli tsunami. L’Istituto ha valutato positivamente il funzionamento del sistema di allertamento.

Fonte: INGV, allerta tsunami diramata e poi cancellata.

Il Marsili c’entra con il terremoto? Chiarisce l’INGV

Quando si verifica una scossa significativa nel Tirreno, una delle domande più frequenti riguarda il Marsili, il grande vulcano sottomarino del Mediterraneo. La vicinanza geografica tra un terremoto e un vulcano, però, non dimostra di per sé un rapporto tra i due fenomeni. Nell’approfondimento del 24 ottobre sulla sequenza sismica, l’INGV chiarisce che non si riscontra una correlazione diretta tra gli eventi sismici di questi giorni e il Marsili.

Figura 5- Batimetria del Tirreno Meridionale e localizzazione del vulcano Marsili (da Gennaro et al., 2023).

Come illustrato anche da INGVvulcani in un approfondimento del 2024, il Marsili è interessato da attività idrotermale e da una sismicità a bassissima energia, legata a fenomeni di fratturazione superficiale e degassamento.

A distinguere i due contesti è soprattutto la natura dei processi geologici coinvolti. Le analisi dei cinque terremoti più forti della sequenza indicano meccanismi prevalentemente compressivi, mentre il vulcanismo del Marsili è associato a un contesto distensivo, nel quale la crosta si estende e si assottiglia, creando condizioni favorevoli alla risalita del magma.

In base alle analisi riportate dall’INGV, non ci sono quindi elementi per attribuire al Marsili l’origine della sequenza sismica del 23 ottobre. Gli eventi vengono invece inquadrati nel contesto della deformazione tettonica del Tirreno meridionale.

Le scosse continuano: cosa sappiamo ad oggi

La sequenza sismica nel Tirreno meridionale non si è ancora esaurita. Anche lunedì 26 ottobre sono stati registrati nuovi terremoti al largo delle Eolie. Secondo gli aggiornamenti della stampa basati sui dati INGV, le scosse della giornata hanno raggiunto magnitudo inferiori rispetto al terremoto principale di Mw 5.5 del 23 ottobre. Il fenomeno sembra quindi attraversare una fase meno intensa, ma resta in evoluzione.

Come ricorda il sismologoprof. Mimmo Palano nell’intervista a PalermoToday, nei giorni precendenti, non è possibile prevedere con precisione quando si verificherà un terremoto, dove avverrà e quale magnitudo raggiungerà. Il monitoraggio permette di seguire la sequenza e di studiare le strutture geologiche coinvolte, ma non di stabilire in anticipo quando si verificherà la prossima scossa.

La situazione conferma quindi quanto sia necessario continuare a studiare e monitorare il fenomeno, senza trarre conclusioni affrettate dai singoli eventi. Gli aggiornamenti dell’INGV e le ricerche scientifiche potranno contribuire a chiarire meglio la dinamica della sequenza, ma al momento non consentono di prevederne con precisione l’evoluzione.

Articolo a cura del nostro collaboratore Davide Bommarito-Geologo

Bibliografia e sitografia