Giovedì 8 ottobre, una saccatura atlantica si è approfondita verso la Francia, evolvendo per cut-off in una depressione chiusa sul Golfo del Leone, successivamente in movimento verso la Sardegna. Il sistema era caratterizzato da un nucleo freddo in quota (circa −18 °C a 500 hPa) e da avvezione di vorticità positiva. Sulla Sicilia, una fase iniziale di avvezione calda e secca (circa 18 °C a 850 hPa) è stata seguita dall’afflusso di aria più fresca (6–8 °C), associato al minimo depressionario al suolo in spostamento verso il Tirreno.

Alla mesoscala, correnti nord-occidentali in discesa dalla valle del Rodano si contrapponevano a un flusso sud-occidentale più mite e umido sul Canale di Sicilia e sullo Ionio. L’interazione di quest’ultimo con l’orografia siciliana ha favorito una componente sciroccale lungo le coste agrigentine e trapanesi, determinando una linea di convergenza nei bassi strati presso le isole Egadi, probabile meccanismo di innesco della convezione. Il profilo del vento presentava inoltre una rotazione oraria con la quota (veering), dalle correnti sud-orientali nei bassi strati a quelle sud-occidentali alle quote superiori, contribuendo a creare un ambiente favorevole allo sviluppo di correnti ascendenti rotanti.

I radiosondaggi di Trapani-Birgi del 9 ottobre evidenziano un ambiente favorevole alla convezione intensa, ma con caratteristiche differenti. Alle 00 UTC, la CAPE sfiorava 3000 J/kg, con LCL intorno a 300 m e SRH 0–500 m prossima a 100 m²/s². L’odografo mostrava una discreta curvatura nei bassi strati, ma il limitato wind shear 0–6 km (13 m/s) e la marcata CIN (circa −100 J/kg) ostacolavano rispettivamente l’organizzazione supercellulare e l’innesco convettivo. Alle 12 UTC, la CAPE rimaneva superiore a 2000 J/kg, con circa 150 J/kg nei primi 3 km, mentre la CIN risultava quasi nulla e l’LCL saliva a 600–700 m. Il wind shear 0–6 km raggiungeva 23 m/s e l’odografo, più esteso e incurvato, presentava una SRH 0–3 km di circa 220 m²/s², indicando condizioni decisamente più favorevoli alle supercelle. Tuttavia, la SRH 0–500 m leggermente negativa (−20 m²/s²) suggeriva un contributo sfavorevole alla rotazione ciclonica immediatamente sopra il suolo, nonostante l’elicità positiva negli strati superiori. La convergenza superficiale tra Maestrale e Scirocco e la possibile interazione del cold pool temporalesco con l’ambiente circostante potrebbero aver modificato localmente il campo del vento e della vorticità, favorendo la tornadogenesi. Occorre comunque considerare che il sondaggio delle 12 UTC, successivo allo sviluppo del temporale, potrebbe essere stato influenzato dalla convezione stessa e non rappresentare pienamente le condizioni presenti nell’area del tornado.

Le immagini satellitari mostrano la formazione del temporale intorno alle 7 del 9 ottobre presso le Egadi, lungo la convergenza, e una rapida intensificazione, con temperature di brillanza fino a −65 °C. In prossimità di Marsala è comparso un overshooting top esteso e persistente, con temperature fino a −75 °C, accompagnato da strutture compatibili con una firma cold-U e un above-anvil cirrus plume (AACP), indicative di correnti ascendenti estremamente vigorose e di possibili interazioni con la bassa stratosfera. Sebbene l’assenza di copertura radar impedisca di verificare direttamente la presenza di un mesociclone, la marcata deviazione del temporale verso destra rispetto al vento medio troposferico costituisce un importante indizio di una supercella right-moving.

Il tornado più intenso in Sicilia dal 1965: sulla base dei dati raccolti da PRETEMP, compatibile con un’intensità IF3 (scala International Fujita)
Una ricostruzione dettagliata dei fenomeni tornadici e dei relativi danni è stata pubblicata da Federico Pavan del gruppo PRETEMP, con il contributo di confronti tecnici con l’European Severe Storms Laboratory (ESSL) e Tornado in Italia per la valutazione dei danni più gravi. Secondo questa analisi, il tornado principale si è sviluppato sul mare, dove erano state osservate almeno sei trombe marine, di cui almeno due ritenute mesocicloniche, per poi raggiungere la terraferma nella zona di Biscione-Pizzolato, tra Petrosino e Marsala. Il vortice ha percorso quasi 6 km, inizialmente verso nord-est e successivamente verso nord-nord-est, provocando danni particolarmente gravi a edifici, infrastrutture, vegetazione e automobili. Tra gli episodi più significativi figurano lo spostamento di container e veicoli, il crollo di alcune strutture presso lo stadio di Petrosino e il sollevamento di un’automobile, ritrovata completamente distrutta a circa 500 m dalla posizione originaria. Proprio quest’ultimo danno è stato valutato da PRETEMP come compatibile con un’intensità IF3 sulla scala International Fujita. Il bilancio riportato comprende almeno 32 feriti, tra cui diversi bambini, e il successivo decesso di una delle persone coinvolte. PRETEMP considera questo il tornado più intenso documentato in Sicilia dal 1965, quando un fenomeno di intensità IF3 colpì l’area di Licata, provocando tre vittime. L’episodio del 9 ottobre non si è limitato al tornado principale. La stessa ricostruzione di PRETEMP documenta un secondo tornado, valutato IF1, che ha interessato le campagne tra Petrosino e Mazara del Vallo, oltre ad altre quattro trombe marine approdate lungo le coste di Marsala e Mazara del Vallo senza provocare danni significativi noti. La presenza di numerosi vortici in un intervallo temporale relativamente ristretto evidenzia la particolare complessità dell’evento convettivo, caratterizzato da condizioni favorevoli alla formazione di circolazioni vorticali sia sul mare sia sulla terraferma.

Evento prevedibile? Le differenza tra prevedibilità delle condizioni favorevoli, e la prevedibilità effettiva di una tromba d’aria significativa
Dal punto di vista previsionale, i modelli numerici avevano individuato condizioni favorevoli allo sviluppo di temporali intensi sulla Sicilia occidentale, grazie all’elevata instabilità e alla convergenza dei venti nei bassi strati. Tuttavia, i parametri cinematici previsti non indicavano un ambiente particolarmente favorevole a tornado intensi, soprattutto per valori di wind shear relativamente contenuti e odografi non particolarmente estesi. Il successivo rafforzamento dello shear osservato nel radiosondaggio delle 12 UTC, insieme alla possibile intensificazione locale della vorticità nei bassissimi strati, suggerisce che processi di mesoscala e interazioni tra la supercella e l’ambiente circostante possano aver contribuito alla tornadogenesi. Questi meccanismi, difficilmente rappresentabili con precisione dai modelli numerici, evidenziano la differenza tra la prevedibilità di condizioni favorevoli a temporali intensi e quella di un tornado significativo, la cui formazione dipende da processi estremamente localizzati e complessi.
I tornado in Sicilia, un evento non così raro nella climatologia siciliana
Dal punto di vista climatologico, l’analisi delle segnalazioni dell’European Severe Weather Database (ESWD) relative alla Sicilia occidentale nel periodo 2000–2025 evidenzia 120 casi documentati di tornado e trombe marine, distribuiti su 91 giornate, di cui 82 con percorso esclusivamente marino e 38 che hanno interessato anche la terraferma. La distribuzione stagionale mostra una marcata concentrazione autunnale, con il 63 % delle segnalazioni tra settembre e novembre e un massimo nella seconda decade di novembre. L’evento del 9 ottobre si colloca quindi nel periodo di maggiore attività documentata, coerentemente con le condizioni termodinamiche che possono svilupparsi sul Mediterraneo durante l’autunno, quando le acque marine ancora relativamente calde favoriscono gli scambi di calore e umidità con l’atmosfera. La distribuzione diurna mostra invece un massimo tra le 15 e le 18, pur con numerosi episodi anche durante la mattinata.

Eventuali legami col cambiamento climatico? Allo stato attuale risulta difficile stabilirlo con certezza, ma l’evento risulta particolarmente significativo nella recente casistica
L’analisi spaziale individua diverse aree di concentrazione delle segnalazioni lungo le coste occidentali e settentrionali della Sicilia, compresa quella di Marsala. Per quanto riguarda l’intensità, soltanto 20 dei 120 casi dispongono di una classificazione numerica sulla scala International Fujita, con un massimo documentato di IF2 nel periodo considerato. Il tornado IF3 del 9 ottobre 2026, non compreso in questa analisi, rappresenta quindi un episodio di particolare rilevanza rispetto alla casistica recente. La disomogeneità delle osservazioni, la maggiore probabilità di documentare i fenomeni prossimi alla costa e la scarsità di valutazioni dell’intensità non consentono tuttavia di ricostruire una distribuzione pienamente rappresentativa né di stabilire con certezza eventuali tendenze nella frequenza e nell’intensità dei tornado nel corso degli ultimi decenni.







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