Alla scoperta dei cicloni mediterranei

Salve amici di weathersicily.it, in questo editoriale ci dedicheremo alla didattica, ovvero ai cicloni mediterranei.

Cosa sono i cicloni mediterranei?

| Esempio di ciclone mediterraneo |

I cicloni mediterranei sono intense depressioni  a cuore caldo (da non scambiare con comuni depressioni) con pressione atmosferica al suolo statisticamente inferiore ai 1000 hpa (dunque non sempre) che si formano in determinate configurazioni sul nostro Mar Mediterraneo. Spesso tali cicloni sono portatori di ingenti quantità di piogge che a volte possono causare gravi dissesti idrogeologici, specie nei periodi tardo-estivi/autunnali, quando le temperature marine del Mediterraneo sono abbastanza calde, facilitando la formazione di fenomeni convettivi molto intensi.

I cicloni mediterranei si suddividono in depressioni tropicali, tempeste tropicali TLC (Tropical Like Cyclones) e Medicane (uragani mediterranei con potenziale simile ad un uragano di categoria 1) che indica la forma più rara ed estrema dei tipi di TLC. I TLC, molto simili a quelli delle zone tropicali, sono intense depressioni che si riconoscono per la loro nota struttura a spirale, con un occhio molto ben delineato. All’interno i venti spesso superano facilmente i 100 km/h, le precipitazioni si presentano spesso a carattere temporalesco. Il diametro massimo dei cicloni mediterranei varia dai 200 ai 400 km e la durata temporale è comunque variabile. Statisticamente la loro vita dura da poche ore a uno o due giorni.

Cosa sono i Medicane?

Essi sono uno stato avanzato dei TLC e si formano statisticamente con temperature marine comprese tra i +15 e i +26°C.  La pressione al suo interno (occhio) può scendere sotto i 990 hpa, come accaduto più volte negli annali storici della meteorologia. I venti attorno all’occhio ciclonico superano la soglia dei 140 km/h, causando danni ingenti alle località limitrofe. Al loro interno (occhio), come accade nelle due metamorfosi inferiori, si sviluppa un cuore caldo in quota, fondamentale per la loro vitalità. Il cuore caldo si forma grazie all’eccessiva energia termica accumulata sopra il mare, trasformandosi a seguire in energia cinetica, quindi in un possente moto vorticoso dell’aria. Per facilitare la liberazione dell’energia accumulata è necessaria un’area di convergenza sui bassi strati che determina la formazione di moti ascensionali. I presupposti per innescare la liberazione sono facilitati in caso di presenza d’aria calda nei bassi strati, sopra la superficie del mare. Nei cicloni mediterranei è necessaria, oltre alla disponibilità di un’area di convergenza nei bassi strati, anche una intrusione di aria fredda in quota che dia origine ad una forte instabilità atmosferica (solitamente tramite goccia fredda in quota). La presenza di convergenza di aria calda al suolo, con un alto tasso di umidità, è necessaria per lo sviluppo di un Medicane, come anche marcati gradienti di temperatura nei profili verticali dell’atmosfera in ambiente circostante umido e di precursori in quota nella media/alta troposfera.

Classificazione

| Grafica weathersicily.it |

Come gli uragani, anche i cicloni mediterranei a cuore caldo hanno una classificazione basata sulla famosa scala Saffir-Simpson.

– Da T1.0 a T2.0: depressione tropicale con venti compresi tra i 46 e i 56 km/h.
– Da T2.5 a T3.5: tempesta tropicale (più comunemente chiamata sul Mediterraneo TLC), venti compresi tra i 65 e i 102 km/h.
– T4.0 : uragano categoria 1 (più comunemente chiamati Medicane sul Mediterraneo), venti pari o superiori ai 120 km/h

NOTA: Le depressioni tropicali, i TLC e i Medicane (quindi tutti i generi di cicloni mediterranei) vengono ufficializzati ad oggi soltanto dalla NOAA (Amministrazione Nazionale Oceanica ed Atmosferica) al seguente link sempre aggiornato, dove è presente anche l’area del Mediterraneo.

Si possono formare uragani sul Mediterraneo?

La risposta è semplicemente una: no. Per la formazione di veri e propri uragani urgono temperature marine al di sopra di +26,5°C fino ad una profondità di 50 metri, situazione che dentro le acque del Mediterraneo non accade. I nostri mari difatti mantengono in estate una temperatura mediana sopra i +26,5°C nei mesi più caldi solo nella zona più superficiale, spesso fino a una profondità di 20 metri. Oltre questi fattori, il Mediterraneo è un bacino semichiuso, pertanto i cicloni (TLC o Medicane) hanno uno spazio di carica insufficiente. La forma più estrema, come già ribadito, sono i Medicane (ciclone tropicale paragonabile ad un uragano di categoria 1).

L’ultimo Medicane sul Mediterraneo

| Immagine del canale del satellite MSG del 07/11/2014 alle ore 12.00 UTC.|

Uno dei più intensi cicloni mediterranei verificatosi negli ultimi anni risale al 7 novembre 2014, quando sul Canale di Sicilia si formò un vero e proprio Medicane con valori pressori intorno ai 979 hpa registrati nei pressi di Malta. I fenomeni associati al vortice hanno causato diversi danni sulle zone circostanti. Maggiormente colpite furono le isole minori meridionali (Pantelleria e le Pelagie). La stazione meteorologica di Lampedusa, sulle cui coste molte imbarcazioni furono capovolte, registrò raffiche fino 135 km/h. La stazione meteorologica A.M. di Cozzo Spadaro (SR), situata sull’estremità sud-orientale della Sicilia, il 7 novembre 2014 ha registrato 61 mm di precipitazioni cumulate in 24 ore. Il ciclone ha inoltre generato mareggiate con onde alte fino a 7 metri che hanno ostacolato i collegamenti con le isole e messo in seria difficoltà residenti e pescatori delle suddette località di mare. In serata il Medicane si trasferì sul Mar Ionio, ma con una struttura notevolmente indebolita.

L’ultima depressione tropicale su Mediterraneo

| Depressione tropicale |

L’ultima depressione tropicale registrata sul Mediterraneo risale al 30 ottobre 2016, ufficialmente certificata dalla NOAA. Essa fu classificata come categoria 1.5 T, inviando fortissime raffiche di grecale (locali punte vicine ai 100 km/h sul siracusano) e violente mareggiate tra catanese e siracusano ionico.

09/02/2017 ore 14:38 – ©weathersicily.it – Articolo redatto da Gabriele Costanzo e Simone Pecorella.

Si ringrazia Eumetsat, Aeronautica Militare e Wikipedia per i dati e le immagini fornite.



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